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Vladimir Luxuria – Eldorado [RECENSIONE]

14 Apr

Titolo: Eldorado
Autore: Vladimir Luxuria
Editore: Bompiani
Pagine: 320
Prezzo
€ 18,00

La trama: Strutturata per differenti piani temporali, la storia raccontata è quella di Raffaele, un cabarettista che ha fatto fortuna col personaggio Wanda.
A seguito di un’aggressione subita in un luogo di battuage, Raffaele ha modo di raccontare la sua vita, e soprattutto del sua giovinezza, quando si ritrovò a esibirsi nel locale Eldorado, con i fratelli Franz e Karl, nella Berlino del nazismo. Durante lo spettacolo irruppero le SS e, mentre Raffaele, fortunosamente, venne rimpatriato, i due fratelli finirono tragicamente in un campo di concentramento come “Triangoli Rosa”. Attraverso un continuo rimando agli avvenimenti dell’oggi e un collegamento col passato, Raffaele recupera i ricordi e la tragica fine dei suoi amici, per rendergli onore ai posteri, come avrebbero meritato., e affrancando se stesso dal senso di colpa per essergli sopravvissuto.

I contenuti: Il primo aspetto da prendere in considerazione è la fedele trasposizione degli avvenimenti storici: da un lato abbiamo l’omosessualità, un locale a tema dove si svolgono spettacoli di travestitismo, destinato a una clientela per soli uomini. Dall’altro l’ascesa del nazismo, un’epoca pertanto che di per sé nell’immaginario collettivo rende stentato il solo pensiero di un locale pubblico per omosessuali. Eppure, i più non sanno che l’epoca storica direttamente precedente al nazismo aveva visto proprio la Germania come un paese estremamente liberale nei confronti dei costumi sessuali, con un fiorire di diritti civili e di tolleranza, Berlino stessa tra gli anni venti e gli anni trenta era la capitale d’Europa per gli omosessuali. Per cui, l’esistenza dell’Eldorado non è sicuramente un anacronismo storico, aspetto che purtroppo ancora oggi, per ignoranza, viene contestato. Di per sé, l’approccio all’omosessualità del nazismo subisce una brusca virata, che culminerà prima con la notte dei lunghi coltelli e successivamente con l’emendamento noto come paragrafo 175[1], la norma che aprirà i campi di concentramento agli omosessuali, noto come “omocausto”. Un’altra riflessione che sicuramente l’autrice ha portato in rilievo attraverso la storia è proprio il paragone storico tra gli atti e la discriminazione tedesca di ieri, e tutte le difficoltà che un omosessuale, seppur famoso, vive nell’Italia di oggi proprio per l’assenza di un profilo normativo che incide in modo netto sulla società in termini di diritti, discriminazione e riconoscimento della tutela. Questo quadro è comunque ben intrecciato e porta con la lettura delle riflessioni piuttosto spontanee sull’argomento.
Altri contenuti, Luxuria, li porta avanti in maniera semplice, mutuando una serie di tematiche tanto care alla narrativa LGBT: la solitudine, il battuage, il matrimonio impossibile e i sentimenti di rivalsa, lo scontro generazionale e l’omofobia.

Forma, stile e resa letteraria: Il quadro eterogeneo dei contenuti sono espressi mediante una prosa realistica, ben strutturata e accattivante. Il libro si fa leggere con piacere. L’unico dubbio è l’organizzazione di rimando tra flashback sul passato di Raffaele e dei fratelli e invece gli accadimenti odierni, intervallati da stralci dello spettacolo di Wanda. Astraendosi dalla storia e dalla trama, giudicando quindi il testo come una mappa, vi sono alcuni passaggi in cui non sempre la scelta narrativa appare ben cesellata nell’intera opera, facendo venire al lettore dei dubbi. Ma si tratta comunque di dettagli trascurabili.

Conclusioni: Il limite della storia risiede purtroppo nella poca documentazione storica sull’argomento. Non tanto perché non fosse noto che gli omosessuali siano stati vittime del nazismo, quanto per il fatto che lo status di “vittima” è stato riconosciuto ben più tardi (dovremo aspettare gli anni ‘90 nel resto d’Europa, qua in Italia addirittura ancora oggi nel 2013 si dice che l’omocausto non sia mai esistito) e pertanto tutta la produzione letteraria e saggistica su questo aspetto, nel nostro paese, non è nota, se non proprio assente. Pertanto, bisogna riconoscere che pur affrontando un tema di cui tanto si è fatto a livello mondiale ma ben poco diffuso, l’autrice è riuscita a non essere banale nella narrazione.
Come lettura, per quanto mi riguarda, è stata una bella sorpresa.


[1] §  175 StGB. Ein Mann, der mit einem anderen Mann Unzucht treibt oder sich von ihm zur Unzucht mißbrauchen läßt, wird mit Gefängnis bestraft.Bei einem Beteiligten, der zur Zeit der Tat noch nicht einundzwanzig Jahre alt war, kann das Gericht in besonders leichten Fällen von Strafe absehen.

Trad. Codice civile penale tedesco, versione del 28 Giugno 1935. Paragrafo 175:  “Un uomo che commette con un altro uomo atti licenziosi e lascivi o si presta a subire tali atti è punito con la reclusione. Se una delle due persone coinvolte ha meno di  ventun’anni al momento del reato, il tribunale può, in casi eccezionali di minore gravità, astenersi dall’infliggere la pena.”

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Pubblicato da su 14 aprile 2013 in Letteratura, Recensioni

 

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