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Laura MacLem – L’incanto di Cenere [Recensione]

11 Mar

Cosa succederebbe se un giorno vi raccontassi una storia che tutti conoscete, affrontata da un’altra prospettiva? E se vi raccontassi che chi era buono nella storia, in realtà non lo era affatto, e che tutto quello che noi conosciamo oggi, è soltanto frutto di una traslazione orale, di un racconto diverso da quello che è accaduto realmente?
“Una fanciulla e le sue sorellastre, una scarpina di cristallo, topi e zucche e un grande ballo, ma soprattutto un terribile segreto e un patto diabolico…”

Titolo: L’incanto di cenere
Autore: Laura MacLem
Editore: Asengard Edizioni
Prezzo: 9,90 euro
N. Pagine: 192

Trama: Quello che più di tutto preme alla madre di Genevieve e Anastasie è garantire alle due figlie orfane un futuro. Ma c’è dell’altro: questo futuro richiede a una donna d’onore come lei il mantenere la promessa del suo nuovo marito, il conte de Lumiere. Proseguire nella strada di salvezza che egli ha previsto per la figlia Christelle. Una promessa che cercheranno di mantenere a ogni costo, e che sarà la loro rovina. Genevieve compirà sedici anni, e durante il suo debutto in società trascorrerà delle ore orribili con il segreto che la sorellastra Christelle cova dentro di sé e da cui nessuno è riuscito a preservarsi. In una rocambolesca notte la ragazza dovrà salvare la sua famiglia e il suo onore, pagando come prezzo la sua innocenza.

Contenuti: A discapito di chi vive il mondo fantastico e le sue storie (per quanto intriso della nota atmosfera fiabesca “Cenerentola”) come un momento di lettura fatto di svago e di poca aderenza al mondo reale, io posso affermare che questo romanzo breve è la riprova del contrario. Di fatto si respira l’aria della povertà e dell’utilizzo di strumenti per sopravvivere, del sentimento di rivalsa ma soprattutto della prospettiva in cui l’eroe della storia non è il principe, o il grande mago, ma una donna che, proprio nel suo essere tale, riesce a far emergere una figura positiva di femminilità quasi all’avanguardia ancora oggi.
Un altro tema caldo che mi ha fatto riflettere parecchio è lo scontro tra religione, verità e saggezza del passato. Infatti le forze messe in campo, a fare la regia della storia, sono poteri sovrannaturali, dove la religione sempre professata viene quasi sconfessata da un passato che, seppur soffocato, emerge per salvare l’ordine pre-costituito. In un certo senso riprende la tematica di Pullman con “Le sue oscure materie” o anche con Lewis nelle celebri “Cronache di Narnia”, ma in questo caso il tema non è centrale, fuoriesce con naturalezza senza doverlo tirar fuori in maniera chiara.
Aldilà delle facili polemiche che si potrebbero addurre su questo tema caldo (Dio è donna? Il Cristianesimo è un’imposizione culturale? Il sovrannaturale esiste? Ma, soprattutto, Cosa c’è prima di Dio?) la riflessione in cui sembra direzionarsi la storia è un semplice assioma: nessuno prevale, quello che conta è solo la verità. Antica, o moderna che sia. Verità, che a volte fa la differenza, salvandoti la vita.
In una storia, condotta pertanto in maniera magistrale, all’apparenza fantastica, in realtà si celano tanti spunti di riflessione validi, sui quali, nel proprio intimo, vale la pena che il lettore si soffermi.

Ambientazione e Personaggi: Le vicende si svolgono su una cornice medioevale, dalle forti e preminenti tinte scure, stratagemma desiderato in primis per avvantaggiare la narrazione nei suoi tratti più cupi. Piccoli elementi confermano che ogni dettaglio, comunque ha un suo perché coerente con l’epoca in cui la narrazione si svolge. L’unico momento in cui il troppo buio è poco azzeccato e durante le vicissitudini del ballo: l’atmosfera festante sfuma tra le emozioni di Genevieve, gli stessi accadimenti diabolici in quella fase sono troppo oscuri, e il lettore rischia di perdere un po’ la vista tra quelle righe, per poi farsi riacciuffare dalla trama poco dopo.
In merito ai personaggi si può affermare con certezza che questa è una storia di donne, scritta di certo da una donna ma non destinata alle donne e basta. Genevieve, protagonista assoluta, con tutte le sue contraddizioni, buca letteralmente le pagine, proprio per il suo modo consapevole di vivere come una giovane donna la realtà che le si dipana di fronte. Senza fronzoli, senza sentimenti ideali, ma solo per amore della cosa a lei più cara: la famiglia. Un’altra caratterizzazione azzeccata è proprio quella di Christelle, che, rispetto alla sorellastra, appare meno nelle motivazioni, ma il suo personaggio è talmente ben ponderato che è presente nelle scene anche quando non vi è fisicamente, rimandando all’inquietudine degli altri personaggi. Le due sorellastre, pur costituendosi in dicotomia, in realtà costituiscono un’unicità singolare e veritiera, le due facce della medaglia dell’umanità, coi suoi chiaroscuri caratteriali. Il livello emozionale che permea i diversi attori è denso, ponderato senza però risultare opprimente. Buona la presenza di Anastasie, per quanto, come la madre, la sua resa sia oscurata dalle due sorellastre che si contrappongono, risultando in alcune parti un personaggio piatto, meno definito. Le figure maschili invece sono nettamente secondarie. Sia il padre di Christelle prima che il Principe poi appaiono poco netti, agiscono, mostrano carattere (e tutte le contraddizioni dell’epoca sulla figura maschile e su ciò che da lei ci si aspetta) e si comportano esattamente con uno stereotipo macho-centrico, a tratti ridicolo, effetto che di certo è voluto negli intenti della scrittrice. C’è infine un personaggio che di certo emerge nonostante lo spazio esiguo che le è dedicato: si tratta di Berthe. Il ponte che collega il vecchio col nuovo, la verità con la menzogna del suo tempo, la tradizione pagana con la religiosità ostentata e vuota del cristianesimo medievale. Una figura su cui forse, con qualche accadimento che precede la sua azione, si poteva investire di più, perché meritevole. Nonostante le 192 pagine tutti i personaggi agiscono, si fanno vivere, rendendo il palco della trama vivo e dinamico in ogni sua parte.

Stile e forma: Ineccepibile. Periodi brevi e narrazione fresca, accattivante. La penna collaudata dell’autrice sa come mantenere sveglio il lettore, non ci sono in nessuna parte criticità da riportare.

Giudizio finale: Incanto di cenere è una grande opera, all’apparenza semplice per idea e contenuti, ma che rovescia la realtà nota, facendo vibrare la storia per conto suo. Ci sono picchi innovativi, getta luce su un assioma molto semplice. Siamo certi che le storie consolidate, che conosciamo oggi, siano realmente quelle che ci sono state raccontate?
Incanto di cenere è una favola fantasy, con trame horror e un pizzico di thriller, il cui mix restituisce al lettore impavido un quadro multi cromatico a cui attingere a piene mani e trarne le sue di conclusioni. Ho letto questa storia in un momento un po’ difficile della mia vita, dove tutti gli astri erano contrari a qualsiasi cosa che anche lontanamente potesse richiamare mostri, magie, merletti e debutti, eppure… l’autrice ha avuto il potere di bucarmi il cuore, di darmi un sorriso, e di aiutarmi a leggere senza perdermi, solo per sapere come andasse a finire. E di questo, non sarò mai in grado di ringraziarla abbastanza. Consigliato a chiunque voglia leggere una bella storia e meditare sulle donne, le armi, l’amore e la rivalsa.

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2 commenti

Pubblicato da su 11 marzo 2013 in Letteratura, Recensioni

 

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2 risposte a “Laura MacLem – L’incanto di Cenere [Recensione]

  1. Chagall

    25 marzo 2013 at 20:19

    Mi hai ricordato questo libro.
    Lo volevo prendere, poi non ne ho più sentito parlare.
    Grazie.

     

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