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Bullismo Politico.

06 Feb

“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sulla eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”. Costituzione, articolo 29.

Oggi è quel giorno. Quello in cui rifletto e vedo chiara l’onda arcobaleno che imperversa in Europa, a tutto spiano. Perlomeno nell’Europa “civile”, ve lo concedo. Dicevo che lo vedo, perché se ci fermiamo due secondi a rifletterci su, non possiamo dimenticare che:

Esiste o siamo in procinto di avere il matrimonio tra persone dello stesso sesso in: Inghilterra, Olanda, Spagna, Portogallo, Islanda, Francia, Danimarca, Svezia e Norvegia.

Esiste una forma di riconoscimento diversa per le coppie dello stesso sesso in: Germania, Ungheria, Repubblica Ceca, Austria, Slovenia, Croazia e Svizzera. E sì, io mi fermerei all’Europa, per non scomodare il resto del mondo (sarebbe ben più deprimente).

Il matrimonio, nell’immaginario collettivo, rappresenta un momento importante: intimamente significa una promessa che due persone intendono condividere, esteriormente è un istituto che concede ai due coniugi l’accesso a diritti e l’ottemperanza di doveri reciproci.

Nel 2013, per quanto possa essere anacronistico, un’onda arcobaleno lambisce le coste e le strade di mezza Europa, solo per ricordare che gli uomini provano sentimenti, si amano, a prescindere dalle differenze di sesso, cultura, età, condizioni personali.

E anziché riflettere, i nostri esponenti (non interpellati al riguardo) politici, come dovrebbero, sui problemi reali del paese, si sentono in dovere di promulgare in ogni dove dichiarazioni di questo tipo: “Il matrimonio è solo quello tra uomo e donna.

Ecco. Forse dovrei partire con un’altra delle mie crociate (contro i mulini a vento) e infervorarmi, urlare, strepitare, andare a spiegare a questi politici che è inutile continuare a voler precisare le proprie posizioni medioevali e insulse, solo per ribadire la propria schiavitù a un Ente terzo ecclesiastico che vive, manovra e respira dietro l’angolo. Però mi sono chiesto: Perché? Il resto dell’Europa va avanti.

In Italia non solo non riusciamo a parlare di matrimonio (o di unione civile) se non quando si tratta di promettere per racimolare una manciata di voti… ma non riusciamo nemmeno a proteggere i cittadini vittime di discriminazione (omofobica, di genere, transfobica… alla fine non ha importanza) con una normativa adeguata.

Dichiarazioni di questo tipo mi fanno rabbrividire. E basta. Le trovo simili ad attacchi gratuiti, estemporanei, tanto per dire che non si è d’accordo, l’attacco di qualcuno che vuol fare la voce grossa per far credere di essere più forte degli altri. L’Italia rimane indietro, fintanto che continuiamo a farci rappresentare da persone del genere, incapaci di adeguarsi al substrato sociale che accetta e che richiede che i diritti siano tali, davvero, per tutti quanti.

Il Matrimonio è amore. Il Matrimonio genera doveri e diritti. In Italia, grazie a bulli politici come i nostri candidati, l’amore non è un diritto riconosciuto per tutti.

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Pubblicato da su 6 febbraio 2013 in Blog, Vita

 

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