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Marino Buzzi – Confessioni di un ragazzo perbene [RECENSIONE]

03 Feb

Titolo: Confessioni di un ragazzo perbene
Autore: Marino Buzzi
Editore: Luciana Tufani editore
Pagine:206
ISBN:978-88-86780-81-0
Prezzo:€ 12,00

TRAMA:
Michele ha trent’anni, un lavoro che perderà nelle prime pagine del romanzo, una figlia immaginaria e un gruppo di amici che un po’ sono la sua famiglia. La morte, per suicidio, di Francesco scombussolerà la sua vita gettando lui e gli altri in una serie di incontri e di avvenimenti tragicomici che porteranno scompiglio nella sua vita. Erediterà, con Luca, Paolo e Donatello la casa dell’amico, dovrà fare i conti con la sua famiglia d’origine che non perderà mai occasione per rinfacciargli la sua lontananza e a cui cercherà in ogni modo di nascondere la propria omosessualità, nonostante le continue insistenze della nipote dodicenne Cristina, ossessionata dalla probabile gaytudine dello zio. Le vicende porteranno il protagonista a cambiare radicalmente le sue prospettive sul futuro, realizzano un sogno coltivato di nascosto.

CONTENUTI:
Il testo propone uno spaccato piuttosto attuale del tessuto sociale italiano per la generazione degli adulti di oggi: alto titolo di studio ma lavoro precario, in bilico tra minacce e pretesa. Il tema del lavoro e della sua ricerca è uno dei nodi centrali della personalità del protagonista, con una buona resa introspettiva: insoddisfazione, paura e incertezza del futuro e la difficoltà nel reperire un lavoro davvero attinente alle proprie aspirazioni. Questo aspetto condiziona le scelte, le azioni e i compromessi di Michele, tanto da rendere l’intera struttura di vita precaria, un contenuto su cui magari si poteva incentivare maggiormente la narrazione anche nelle fasi successive.
Altra caratteristica preminente della trama è la rielaborazione in chiave attuale dei topos della tematica LGBT: l’amore impossibile e sospirato, la dicotomia tra aspirazioni sentimentali e la vita condotta, non importa se da Michele o dai suoi amici, il desiderio di paternità, la prostituzione maschile (nel caso di Donatello), l’amicizia e il sentirsi gruppo. Questa miscela di argomenti si amalgamano nelle vicende, sempre descritte dal focus di Michele, attualizzando dei temi classici e adattandoli alla realtà attuale, facendo perciò uscire l’omosessualità da schemi pre – impostati di ghettizzazione e pratica sordida, per restituire al lettore delle persone normali, con delusioni, pulsioni e aspirazioni di vita comuni. Il tentativo in questo senso è uno degli aspetti più apprezzabili del testo.
Si vive l’atmosfera, anche le difficoltà per la discriminazione di genere, ma in maniera tale che si desumano e si vivano questi aspetti senza venire apertamente citati.
Infine, un altro tema centrale è la diade sviluppata tra quello che Michele è (omosessuale) e quello che invece vuole far percepire alla sua famiglia d’origine (tutto tranne che omosessuale). Di fatto questo nodo viene sciolto in maniera inaspettata nella fase finale, con una reazione altamente positiva. Per quanto ritenuta poco verosimile in quanto mancano totalmente i conflitti con i genitori sull’argomento, ma anzi l’accettazione incondizionata degli stessi, che genera uno stupore nel protagonista, l’argomento del coming out rimane marginale ma comunque altra tematica sulla quale riflettere ed esprimere qualche considerazione post-lettura.

PERSONAGGI E AMBIENTAZIONE: Il focus della narrazione, in terza persona, rimane comunque incentrata su Michele e sul suo modo di vedere le cose. Questa da un lato è la forza del testo, che mai cade in contraddizione o genera informazioni prima che le cose accadano, e consente al lettore di entrare in sintonia con lui e le vicende, a seguire il filo logico delle sue riflessioni. Però, a livello di caratterizzazione del folto numero di personaggi a seguito della storia rende il testo carente: gli altri personaggi, filtrati da lui, non si esprimono al meglio, rimangono periferici, a volte proprio se ne perdono le tracce durante la lettura, o rimangono piazzati lì senza capirne la funzione. È il caso di Luca, e anche di Donatello, per esemplificare, che si esprimono meno, hanno modo di essere visti di meno dalla lente esterna. Persino Stefano, pervaso di un alone di mistero, non si esprime in tutto il potenziale che potrebbe detenere. Un altro personaggio che meritava maggior spirito introspettivo è senz’altro Marco, che rappresenta un po’, per le scelte di vita, l’anti Michele. Ma comunque nel suo modo peculiare esprime in pieno il concetto di omosessualità che genera un trauma, una paura, e che a volte ci fa compiere scelte infelici pur di mantenere un presunto rispetto di facciata.

La carenza invece si nota molto meno con quei personaggi in grado di suscitare forti emozioni in Michele: è il caso di Paolo, con cui il conflitto è sempre aperto per poi risolversi solo dopo che entrambi giocano a carte scoperte, e di Gabriele, che nel protagonista suscita interesse, morboso, attrattive sopite, negate ma pur sempre evidenti. A questo proposito si ritiene che il triangolo Michele/Gabriele/Paolo sia molto efficace e ben architettato, tanto da apparire tale solo sul finale. I familiari di Michele sono di contorno, funzionali a tenere alta l’atmosfera surreale e comica che permea l’interpretazione del testo, per quanto, come si è già detto, l’incondizionata accettazione della sua omosessualità appaia inverosimile. Un personaggio di rilievo, che si muove bene dentro la trama e che comunque attira le simpatie di chi legge è di certo la nipote Cristina, con la sua maturità per le questioni di mondo e nel contempo coinvolta nei drammi della sua età. Il suo brio è ben reso e anche piuttosto coinvolgente, lasciando scappare più di un sorriso e anche qualche lacrima di commozione.
Il livello ambientale è poco descritto, scarno. Il fulcro di quello che Michele percepisce, è costituito in primis da quello che gli succede intorno, più da quello che vede. Il senso italiano si percepisce più per il contorno sociale che per l’effettiva descrizione di Bologna e della Provincia di origine del protagonista. E in effetti, per il tipo di narrazione, questo dettaglio è coerente con la storia e l’intento narrativo.

STILE E FORMA: Lo stile di Buzzi e, soprattutto, la forma, sono corretti, scorrevoli, a tratti briosi.
Non ci sono molti rilievi sull’uso dei vocaboli, quanto invece nel modo di presentare la trama: trattandosi di un’idea complessa, contornata di svariati personaggi, si nota un po’ di difficoltà nella gestione della trama, che a tratti sembra non essere esaustiva o completa, lasciando una serie di dubbi interpretativi su aspetti non curati o vicende poco esplicite, a malapena accennate. Ma trattandosi di un’opera prima di un autore che poi ha dato modo di mostrare il suo valore con le successive prove, ci può stare questo tipo di ingenuità narrativa.

GIUDIZIO FINALE: Il libro è godibile. Una bella storia che suscita riflessioni e presenta un mondo, quello omosessuale moderno, senza cadere mai in cliché o in errori interpretativi. La tensione comica e surreale non impediscono al lettore di riflettere sulle tematiche proposte, comuni a tutti i giovani della generazione dei trentenni di oggi e appetibili in quanto di grande attualità ancora oggi. Il suo modo di far vivere il testo e di dar luce alle vicende risulta interessante, facendo comunque venire l’istinto di proseguire la lettura e volerne accompagnare le vicende oltre la conclusione della storia.
Una lettura dedicato a chi ha voglia di conoscere le tematiche di un omosessuale moderno in chiave divertente, ma soprattutto dedicato a chi ha voglia sorridere leggendo un buon libro, esigenza, ahimè, molto pressante in questi tempi bui che viviamo.

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2 commenti

Pubblicato da su 3 febbraio 2013 in Blog, Letteratura, Recensioni

 

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2 risposte a “Marino Buzzi – Confessioni di un ragazzo perbene [RECENSIONE]

  1. Chagall

    11 febbraio 2013 at 23:14

    A me è piaciuto molto.
    Per le opere successive ti riferisci a Un altro bes sellers e siamo rovinati? Perché, pur mantenendo l’atmosfera della commedia, li vedo come libri molto diversi.
    Non voglio fare polemica, mi chiedevo se Buzzi avesse pubblicato altro.
    Spero il commento non sia sgradito.

     
    • jfmastinu

      12 febbraio 2013 at 21:39

      Mi riferisco all’intera produzione. Anche se i libri sono onestamente diversi, si nota la crescita espositiva 🙂

       

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