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Pecikar – Zabot. Febbre Gialla [RECENSIONE]

02 Feb

Autori: Irene Pecikar – Diego Zabot

Titolo: Febbre Gialla

Ho avuto il piacere di leggere questa raccolta di racconti in anteprima, e volevo condividere con voi qualche riflessione al riguardo.

Trama: Cinque storie unite da un unico comun denominatore: il mistero della psiche umana e delle sue relazioni, in tutte le declinazioni possibili. Saranno le motivazioni della fuga, del proprio passato, del rimorso o della malattia, ma quello che i due autori raccontano rimane scandito nel tempo e marchiato a fuoco tra i pensieri. Perché il mistero è l’uomo, con tutte le sue contraddizioni. Cinque racconti dai connotati thriller, a volte a tinte noir o parodisticamente pulp, ma dal tratto inconfondibile del mistero psicologico che permea tutte le vicende raccontate.

Contenuti: I tratti esperienziali narrati sono diversi, alcuni in maniera piuttosto eloquente, altri invece in maniera implicita, utili a dare qualche input di riflessione veloce. Tra le righe ritroviamo la violenza, il tradimento verso la propria compagna e il senso di rivalsa o ancora l’inganno,  la patologia e il senso di colpa. I testi toccano lo scibile umano, la psiche, i sentimenti comuni rendendo le storie realistiche e verosimili agli occhi del lettore. Un aspetto che comunque permea tutta l’opera è il report sulla figura femminile, nelle sue diverse sfaccettature, ai giorni nostri.
Un divenire, una donna che riesce a svincolarsi dagli stereotipi e che lotta per farsi accettare in ruoli guida, libera da inganni, vendicativa, forte. Emancipata. Un messaggio che, ancora oggi, è meritevole d’essere condiviso.

Forma e stile: Una forma sempre azzeccata, capace di suscitare interesse e suspense fino alla fine. Poche sono le occasioni in cui lo stile zoppica per errori o sviste, la narrazione appare sempre compatta, mai banale. L’unico testo che forse risente un po’ di una stanchezza è “Paga il tuo debito, detective Burn!” dove la storia funziona meno rispetto alle altre, diviene prevedibile, frutto di una idea canonicamente prevedibile che comunque rende l’idea di stanchezza generale nella narrazione e nel suo strutturarsi.

Riflessioni generali e giudizio: L’unica pecca che un po’ torna in quasi tutti i racconti, è la ricerca dell’esito positivo delle vicende, il lieto fine che permea le storie: i misteri si risolvono, così come i conflitti, e la vita riprende con naturalezza. Magari sarebbe servito, per spezzare il ritmo tra i testi, un finale aperto, o palesemente negativo, ma si tratta di opinioni, nulla di più.
Quello che di certo rimane è una raccolta di racconti ben curata, che si legge tutta d’un fiato e che lascia comunque una gradevole impressione sino alla fine. Di sicuro i personaggi femminili, con tutte le realistiche contraddizioni, sono quelli che emergono con maggior vigore e che rimangono impressi nella mente, anche dopo aver concluso la lettura.
Si tratta di cinque racconti soli, ma che nel loro piccolo narrano grandi emozioni, grandi vissuti. Una lettura da non perdere, di sicuro.

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Pubblicato da su 2 febbraio 2013 in Letteratura, Recensioni

 

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