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Odio e Illusione. Puntata 4

08 Ago

“Dobbiamo fare il possibile per concepire la vita come un desengano, un processodi disillusione; giacché, palesemente, questo è quanto tutto ciò che ci accade è calcolato per determinare.”

ARTHUR SCHOPENHAUER (direttamente dall’incipit de “Il Lercio” di Welsh.)

Anzi, forse sarebbe meglio parlare di Illusione e Disillusione. E’ passato un pochino di tempo, credo di poter esprimere le mie riflessioni con un po’ di oggettività. Sì, mi interrogavo questa sera sul dilemma: sino a che punto i sogni hanno davvero un prezzo?

Tranquilli.

Non parlerò di Editoria a Pagamento questa sera. Voglio descrivere in una manciata di righe un sistema che agisce sull’ego delle persone in maniera molto più sottile. Immaginate una situazione: viene sponsorizzata la costituzione di un nuovo modo di fare letteratura ed editoria raggruppando autori di talento ed editori, con l’intento di rilanciare la pubblicazione dei libri contro il marketing odierno delle case editrici. Insomma, un progetto ambizioso. Partono le selezioni, per costituire il gruppo, chi entra nel sistema corrisponde una quota associativa e acquisisce i privilegi:

1. Lavoro sull’autore e sui suoi testi, per migliorare e diventare professionista

2. Creazione di una rete di distribuzione e di pubblicità

3. Creazione della squadra di talento e incentivo a crescere dal profilo letterario

4. Canale preferenziale di pubblicazione con gli editori consorziati.

Il tutto condito da grandi nome ostentati e non rivelati, e una buona dose di entusiasmo. Insomma, vengo reclutato, con una scheda di valutazione (passando quindi una durissima selezione) che metteva in luce più pregi che difetti (basti pensare al termine “capolavoro” o “caratteristiche come Hemingway”) (*riapro parentesi*: mi sono dovuto recuperare la lettura del premio nobel a cui sono stato equiparato per mia ignoranza, non avevo mai letto nulla di suo se non dopo quella scheda, e ancora oggi cerco di capirne le similitudini).

Beh, entro. Pago l’obolo e inizio la mia avventura. Ahimé, durata più che mai poco (4 mesi appena) nel quale, di tutto ciò che è stato promesso, non era stato concretizzato nulla. Non mi dilungo a spiegare, ormai è passato. So solo che mi sono fatto (in buona compagnia) il fegato marcio per mesi per essere caduto nel tranello di promesse, a oggi temo, non mantenute.

Da qui la mia riflessione: sognare è davvero bello, fa sperare in un futuro migliore. Un po’ meno rendersi conto che esistono sistemi che fanno leva proprio sul desiderio di sognare per illudere le persone che qualcosa, di quello che fai, vale e che forse la speranza possa realmente realizzarsi.

Insomma, perché deve succedere questo?

Non parlo di me, ma ho toccato con mano quanto talento esista al mondo. Eppure, a volte, il senso di disillusione ti porta a credere che questo, in un mondo dove ormai sempre più sente il peso del commerciale e meno del valore di quello che si scrive, da solo non basti.

E poi ci sono i giochini. I sistemi. Quelle situazioni dove, con una speranza, si cerca di illudere le persone, facendo loro credere che esiste ancora una possibilità. E alla fine, con l’anima o con il conto corrente… si finisce per pagare e basta.

Non so davvero cosa pensare. I sogni hanno effettivamente un prezzo o non vale più la pena nemmeno sentirseli dentro?

Passo e chiudo.

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Pubblicato da su 8 agosto 2012 in Blog, Letteratura, Vita

 

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