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Claudia Musio – La sposa di Tutankhamon [RECENSIONI]

05 Lug
ATTENZIONE: RISCHIO SPOILER

Titolo: La sposa di Tutankhamon
Autore: Claudia Musio
Editore: Arkadia
Genere: Storico

Prezzo: 16 euro
N° pagine: 270
ISBN: 978-88-96412-61-9

 
TRAMA:
Le sabbie del deserto egiziano parlano.
Raccontano storie, trasportano voci che cantano di tragedie e amori. È così che Ankhesenaton (che poi diverrà Ankhesenamon) inizia a narrare la sua breve, ma intensa, vita. Segreta seguace del dio Horus e figlia prediletta della regina Nefertiti, la giovane viene destinata alla dinastia reale nella città di Akenaton, nuova capitale dove risiedono i faraoni. Mentre lentamente in Egitto iniziano a scatenarsi le contrapposizioni tra i credenti dell’Aton, dio adorato dal faraone e la vecchia religione dell’Amon, la giovane si troverà coinvolta in una serie concatenata di eventi politici e trame di corte che la porteranno a incontrare Tutankhaton (poi divenuto Tutankhamon) del quale si innamorerà perdutamente e col quale poi regnerà sull’antico Egitto fino al tragico epilogo delle loro esistenze.
CONTENUTI:
Incastonate a perfezione sullo sfondo di un Egitto antico, curato nei minimi dettagli, di certo i contenuti del romanzo da evidenziare sono molteplici. In primo luogo l’evoluzione di una società, coi suoi dissidi, le ribellioni e l’avanzamento delle nuove tendenze che a volte scardinano le tradizioni e a volte invece soccombono sotto l’imperante desiderio di mantenere lo status quo. Inoltre si percepisce chiaro, nell’introspezione della protagonista, l’acquisizione di coscienza in merito al divario sociale tra chi ha la fortuna di poter vivere una vita nobile e agiata e coloro che invece rimangono sugli spalti, a servire i sovrani. Ankhesenamon, in questo quadro, diventa la metafora dell’umanità, della ricerca di una propria dimensione che consenta l’equilibrio. Altro tema molto coinvolgente è l’amore, pervade ogni singola riga: amore per la vita, per la famiglia, fedeltà a ogni costo, anche quando ci si deve scontrare nei principi ferrei del proprio essere, ma soprattutto, il vero amore per il proprio partner. La protagonista ama, sin dall’inizio diviene preda del sentimento sulla base del quale fa le scelte, vive, respira. E lotta contro chi gli pone ostacoli. Da questo quadro si desume con precisione che la storia, aldilà del contenuto storico, assume i connotati di un romanzo di formazione, in cui la giovane principessa cresce, si sviluppa intellettualmente, in sintesi vive. Lei non è lontana da qualsiasi fanciulla del mondo odierno, il lato che di certo risalta, a parte il suo essere concepita come divina, è proprio la sua umanità.
STILE E FORMA:
Lo stile è colto, a tratti edulcorato e poetico. Ma non è una caratteristica che disturba la lettura, riesce a scorrere in maniera semplice, come l’acqua del Nilo, che scorre verso la sua foce (e che tanto fa sognare la protagonista durante la narrazione). Le scene vengono presentate in maniera diretta, anche quando si rende necessario dover descrivere l’ambientazione, alla fine il lettore rimane pervaso da un coinvolgimento, vede con gli occhi della scrittrice ciò che legge. Molto spazio viene dedicato ai dilemmi interiori di Ankhesenamon, a volte questo stratagemma consente di sviluppare empatia con il personaggio narrante, ma in qualche occasione forse distrae un po’ troppo dalle azioni che avvengono intorno a lei.
PERSONAGGI:
I personaggi sono ben tratteggiati, filtrati dalla visione di Ankhesenamon sulla base delle interazioni e delle relazioni che struttura durante le vicende. La sua personalità emerge con forza, quasi come un pacato dissidio tra la diade ragione/scienza ed emozione/filosofia umana. Forse questa sua onnipresenza condiziona comunque l’impressione generale degli altri attori, vi sono delle personalità che emergono parecchio, in senso positivo e negativo. Di certo le donne di corte, in particolare Baka la nutrice, Nefertiti la madre e Meritaton la sorella, sono molto ben delineate in un gioco di assonanze e discrepanze che l’autrice è riuscita a tratteggiare dal punto di vista della protagonista. Un tasto leggermente più dolente si ha però sugli uomini, che appaiono periferici, anche quando sono oggetto di affetto smisurato da parte di Ankhesenamon, Per quanto condivida il suo agire, si senta quasi un’anima gemella del suo consorte, la figura di Tutankhamon appare meno delineata, meno forte e di certo meno pregnante. Ancor meno lo è il faraone, padre della principessa.
Altra figura controversa è Ay, il padre di Nefertiti nonché inizialmente precettore della protagonista. Pur essendo una figura centrale, nel corso delle vicende diventa il fulcro del cambiamento, trasformandosi da figura positiva a negativa. Si nota che questa variazione avviene in maniera piuttosto repentina, quando magari ci si poteva concentrare maggiormente nel far cogliere al lettore le incomprensioni e, soprattutto le incongruenze del personaggio. Ma nonostante questo bisogna riconoscere che il romanzo è coerente: in una società dove comunque le donne, per certi versi, assurgono dei ruoli, anche di rappresentanza, ma si incardinano in una forte differenziazione di rapporti interpersonali sulla base del genere, è anche naturale che Ankhesenamon descriva con maggior esaustività le figure femminili a lei più vicine.
AMBIENTAZIONE:
Io non sono mai stato in Egitto. C’è da riconoscere che, leggendo questo romanzo, è come se fossi stato messo in condizione di andarci. Tutto è studiato alla perfezione, ogni dettaglio è conforme a quanto realmente si suppone fosse in termini storici, e la caratteristica maggiore del testo è proprio quello di far vivere l’ambientazione delle vicende in maniera viva e compartecipata. Questa a mio parere è una gran dote dell’autrice, il cui entusiasmo e la conoscenza storica riescono a raggiungere e coinvolgere il lettore.
PUNTI DI DEBOLEZZA E CRITICITA’:
Qualche dettaglio è già stato messo in rilievo nei precedenti paragrafi. Ma sono comunque delle inezie ininfluente su un giudizio complessivo.
PUNTI DI FORZA E RISORSE:
Ve ne sono diversi: questo romanzo insegna con semplicità la storia di un’epoca, stimolando il lettore a voler approfondire il mondo egizio, per molti sconosciuto o, a causa di interpretazioni commerciali moderne, presentato nell’immaginario collettivo in maniera distorta. L’altro punto di forza è certamente la forte caratura emotiva che permea le vicende, le riflessioni e anche l’ambientazione. Ankhesenamon rende giustizia, seppur in maniera romanzata, alla sua memoria e alla storia, con forte coinvolgimento e grande talento (tutto merito dell’autrice, of course)
In sintesi, questo libro è speciale. Dedicato e consigliato a tutti coloro che vogliono distrarsi e provare emozioni vere. Vi dirò un segreto: quando vi ritrovate in spiaggia, circondati dallo scroscio del mare e coi piedi posati sulla sabbia, provate a leggerlo. Renderà ancora più efficace la partecipazione alle vicende.
Detto tutto ciò, scherzi a parte, è un romanzo interessante, che si addice a tutte le stagioni.
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Pubblicato da su 5 luglio 2012 in Letteratura, Recensioni

 

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