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Laura Schirru – New Babel [RECENSIONE]

04 Feb

Nella vita delle persone solitamente, col tempo, ci si abitua a fare delle scelte. E’ quello che succede anche con i libri: col passare degli anni si strutturano i gusti e si impara a discernere le trame. A volte ci si perde dietro ai propri orientamenti, si passa oltre una quarta di copertina solamente per non rimanere scottati dietro a un genere non apprezzato traendo anche delle conclusioni a volte su quanto certe storie possano dimostrarsi noiose o mal scritte. Io stesso agivo così, fino a quando non ho estratto dalla mia libreria New Babel di Laura Schirru.

Attenzione: rischio spoiler

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TRAMA: In un avvenire futuristico, dove scienza e evoluzione hanno compiuto passi da gigante rispetto alla realtà che tutti noi conosciamo oggi, Internet (DACE) ha preso vita, divenendo così un’entità senziente che si premura di salvaguardare la società che gestisce e quindi il suo ecosistema, e che desidera riprodursi. L’umana Irene (nickname Lem) in questa realtà si ritroverà a compiere delle scelte ben precise in nome della sua etica professionale. Attraverso la perdita della sua amica Monica e del suo lavoro nella clinica degli aborti, di punto in bianco la sapiens, interagendo con Drod (entità droidi umanizzate) e ibridi Dualis (uomo/droide) si ritroverà a compiere una missione che metterà a repentaglio la sua esistenza, perseguendo un unico obiettivo: quello di comprendere dove l’etica e il corso naturale dell’evoluzione si debba fermare, e dove invece bisogna dar corso al naturale progresso.

CONTENUTI: Salta agli occhi la realtà complessa del sistema socio-ambientale creato nel romanzo, che permea tutta la storia, ma che comunque viene descritto in maniera tale da far sembrare tutto naturale, accessibile ed estremamente coerente. I temi che la scrittrice affronta sono differenti, e tutti piuttosto moderni e caldi ai nostri tempi: l’etica in primo luogo, quando essa si tramuta professionalmente in Deontologia: Lem sa discernere cosa sia il bene e il male, ha dei principi ferrei che cerca di salvaguardare, compreso quello del decorso naturale delle cose. In questo aspetto, ben sviscerato, Lem pur essendo una sapiens trova delle affinità con il Dace, che da controllore della vita altrui in nome della salvaguardia dell’ordine socio-sistemico da lui stesso creato, diviene quasi oggetto della sua empatia e in quanto tale da tutelare. Perlomeno questa variazione è quella che si coglie durante la narrazione. Altro argomento caldo, strettamente correlato al primo, è l’evoluzione delle specie: in un sistema socio ambientale fortemente selettivo e meritocratico, con oggettivi problemi di spazi di vita e di risorse non riciclabili, si avvia per forza un processo di scelta rispetto alle specie che porterà comunque a una predominanza di una sulle altre, destinate a estinguersi nel lungo periodo. Di fatto la consapevolezza di questo lento percorso è chiaro e sta alla base dell’altro argomento affrontato nel testo: la rivalità tra le razze e la conseguente lotta per il predominio della rete (o liberazione da essa) e la guerra per la sopravvivenza. In un sistema così complesso vi sono delle persone che comunque riconoscono tale pericolo, e si attrezzano di conseguenza: chi come Lem accetta l’evoluzione e cerca di seguirne il percorso per non rimanere solo spettatrice e chi invece come Vega preferisce liberare l’umanità dalla rete per rincorrere un ideale di libertà. Ultimo tema che permea la trama è la fertilità: non soltanto a livello riproduttivo con la tutela della vita nelle cliniche degli aborti ma anche come desiderio. Il Dace desidera riprodursi, affermarsi come specie, essere similare alla natura. Evolversi quindi in tal senso. Un effettivo pregio della costruzione sociale descritta è la totale mancanza di dogmi religiosi: la società del romanzo è una società controllata, dove eventuali errori vengono corretti, ripristinati. Eppure, nonostante la presenza di alcuni movimenti di coscienza (gli antiabortisti) viene delineato un quadro dove l’umano o ibrido che sia è quel che è senza condizionamenti di sorta da parte di entità religiose o mistiche che non razionalizzino dei dogmi imponendoli come legge. Un passo decisamente umano, ma non per questo meno evolutivo nella mente delle persone.

PERSONAGGI: La protagonista Lem è un groviglio umano di personalità dedita alla lotta di classe e di coscienza: in lei c’è come la presenza di una diade in eterno conflitto tra principi deontologici e carattere forte e oppositivo alle norme e costrizioni. Costruita sapientemente da queste basi, viene fuori un personaggio ad alto contenuto esplosivo: incisivo, testardo ma ben plasmata sui valori. Lem è un’eroina, suo malgrado, e non si sottrae al suo ruolo acquisito. Un unico neo, se proprio bisogna cercarlo, sta nell’eccessivo senso polemico del personaggio, che non perde occasione per dimostrare la sua ironia e la sua totale indignazione per taluni gesti. Ma questo aspetto incarna a perfezione la caratteristica fondamentale di Lem: l’essere profondamente umana. Monica, che abbandona la scena relativamente presto, è l’opposto di Lem: integrata, forse anche arrivista e tuttavia poco sveglia. Merita menzione certamente Allend, il dualis (ibrido) che oltre alle sue caratteristiche doti fisiche non trascurabili, costituisce a pieno titolo sia l’espressione della razza che lotta per il predominio che nel contempo il ramo più probabile dell’anello evolutivo in cui per forza di cose gli umani dovranno incanalarsi. L’umano Vega invece è un anticonformista, sognatore e idealista: lotta per il predominio, anzi, la riappropriazione della liberta di scelta umana, ma commette l’errore di non recedere di fronte alla violenza pur di perseguire i suoi scopi. Il legame con Lem è ambivalente, e solo sul finale si ha modo di comprendere che pur appartenendo a due diversi schieramenti ideologici e di lotta, i due arriveranno a una comune sintesi: pur con diversi presupposti, tacitamente saranno alleati. Menzione, almeno per me, la merita Nilufar, per il suo essere umanamente Drod, ma anche una persona di fiducia, che nonostante la programmazione primaria risulta capace di essere presente nel momento del bisogno. Una vera amica, sulla quale poter sempre contare.

STILE E FORMA: Uno stile piuttosto graffiante, semplice da leggere e scorrevole. Si entra in sintonia con il mondo futuro, a volte talmente coinvolgente che chiuso il libro è traumatico adattarsi alla realtà. Nulla è lasciato al caso, tutta la storia, nonostante la complessità delle scene o dei dettagli tecnologici, arrivano in maniera chiara e diretta nella mente del lettore senza comportare alcuno sforzo di comprensione. Una lettura semplice, avvincente e ben ponderata, si crea un’oggettiva suspense che incolla gli occhi sulle pagine dalla prima all’ultima. L’unica nota stonata è la conclusione: si desidera che le pagine siano infinite.

PUNTI DI DEBOLEZZA E CRITICITA’: Non ne ho trovato

PUNTI DI FORZA E RISORSE: Il libro è godibile, e va aldilà dei semplici effetti speciali in esso contenuti: descrive un’alternativa nemmeno tanto improbabile, muovendo nel lettore riflessioni sull’evoluzione sociale e sul destino dell’umanità. Definire un romanzo con un genere fantascientifico o dir si voglia, ritengo sia altamente riduttivo: di fatto l’ambientazione caratterizza un’epoca e un modo di vivere, ma l’insieme della storia va aldilà di qualsiasi etichetta, in quanto dà accesso a informazioni e considerazioni di carattere etico e sociologico. Come detto in premessa un libro del genere non può essere trascurato, e per tutto il lavoro che di certo c’è stato dietro da parte della scrittrice non si può negare che esso, a prescindere dalle valutazioni di genere letterario, è a tutto titolo un’opera d’arte.

Per l’acquisto segui i seguenti link:

http://www.ebookvanilla.it/new-babel.html

http://www.bookaholic.net/products-page/fantascienza-writers-dream/new-babel/

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1 Commento

Pubblicato da su 4 febbraio 2012 in Letteratura, Recensioni

 

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Una risposta a “Laura Schirru – New Babel [RECENSIONE]

  1. icittadiniprimaditutto

    4 febbraio 2012 at 14:29

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

     

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