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Se io dico Jean Genet …

19 Gen

Di questo Autore ho letto soltanto due libri. Non è stato facile per me farlo: richiede costanza, dedizione ma soprattutto indole recettiva. Però a distanza di tempo posso dire che molto mi è ancora rimasto dentro di quelle letture. Per questo oggi ho deciso di postare qua due recensioni che scrissi qualche anno fa dopo averli letti.

 “Querelle di Brest” è titolato come uno dei capolavori di Jean Genet. Nulla da dire in merito, se non che in parecchie parti ho faticato a digerire il pensiero e lo sviscerarsi della storia. La storia tratta fondamentalmente di Jo Querelle, un antieroe  marinaio venticinquenne, indolente, sadico e confuso in merito ai propri orientamenti. Indistintamente subisce il fascino di chi lo guarda e lo ammira, portandolo ad essere vittima e carnefice della passione e dell’amasio. Ho avuto l’impressione che lui stesso ami crogiolarsi nell’ammirazione e nel sentimento altrui. In più parti vive le sue relazioni omosessuali (sempre velatamente descritte in termini amicali che poi sfondano però in un’accurata descrizione di pratiche sessuali tra uomini) come espiazione e come dimostrazione dell’amicizia. Poi scopre e mette in atto l’omicidio, per procacciarsi soldi facili, ma soprattutto per il gusto che prova nel vedere scivolare via dalle vittime la vita, che rimane incompiuta, intrisa di aspettative non realizzate. Querelle incontra Gil Turko, da cui è accomunato dall’omicidio, sebbene le motivazioni siano diverse. E con lui conosce i primi vagiti dell’amore puro e maledetto. Ed infine ho trovato rilevante la relazione ambigua che vive col fratello Robert, che agli occhi di tutte le persone che gravitano intorno acquisisce il sapore incestuoso della rivalità e della somiglianza, nonostante i due siano fisicamente simili (belli) ma nettamente diversi per attitudine (anche se entrambi maledetti). Genet getta il lettore nei meandri della storia con un fare edulcorato e feroce, rendendo il libro, e il film che ne è conseguito, come una delle pietre miliari della letteratura omosessuale.

 Pompe Funebri: Jean Genet racconta il suo amore perduto per Jean D., giovane patriota francese. Il romanzo è ambientato a Parigi, durante l’occupazione tedesca, mentre la stessa Francia, piegata dalla ferocia nazista, cerca di organizzare la resistenza. Genet soffre, perchè il suo amato è stato ucciso da un manipolo di tedeschi in quanto riconosciuto come collaboratore dei patrioti che innestano la guerriglia contro i “crucchi” .  Mentre la salma del giovane subisce il fascino della popolazione locale, che lo eleva a martire del patriottismo, Genet impazzisce, ma questa sua pazzia nasce dal dolore per aver perso il ragazzo che amava. Pazzia che lo porta ad aderire all’ideologia dei tedeschi, a giustificarli e a sua volta a subire il fascino di quegli uomini biondi, pelosi, giovani e ormai condannati. Nella storia si intersecano miriadi di personaggi, dalla personalità torbida e affascinata: Erik, il crucco sergente che si rifugia a casa di Jean D., diventando il compagno della madre e il segreto amante dei fratelli Rinton, Paulo e dello stesso Genet; Pierrot, il deliquentello che condanna con le sue bugie i suoi 28 colleghi alla fucilazione nel carcere; Paulo, inconsapevole amante di Hitler da cui riceve la grazia di rimanere in vita; la servetta, triste moglie del giovane Jean D. che subisce angherie e soprusi… Genet non rinuncia, mascherando la storia d’amore, ad analizzare le brutture della guerra, dove i nemici sono, e possono essere, anche uomini e amanti, e ad analizzarsi, chiedendosi come possa esser possibile celebrare la sua patria, quando la stessa ti porta via ciò che è più caro, facendolo vivere di soli ricordi, condannandolo ad amare il suo piccolo Jean, anche da morto, quasi desiderando di abbracciare per sempre il suo corpo decomposto che vorrebbe trafugare dal cimitero. Il suo piccolo Jean D., sacrificato suo malgrado in nome della libertà della Francia. Io ho trovato questa lettura sconvolgente ma sicuramente attualissima. Parla del dolore dell’intimo è vero, ma porta a ponderare la scelta dell’ideologia politica, della sofferenza e dell’adesione al patriottismo. Mi ha fatto sembrare che la guerra è guerra … dolorosa, sia per chi è occupato che per chi occupa. Quanto in verità è giusto aderire al patriottismo, alla fede nel proprio stato, quando questo ti delude, quando questo cancella, bistratta, ti priva del tuo amore… o nel mio caso: del diritto di amare?

A voi la risposta.

 

SE MI DICESSERO CHE RISCHIO LA MORTE RIFIUTANDOMI DI GRIDARE “VIVA LA FRANCIA”, LO GRIDEREI PER SALVARMI LA PELLE, MA LO GRIDEREI SOTTOVOCE.

SE FOSSE NECESSARIO GRIDARLO FORTE, LO FAREI, MA RIDENDO, SENZA CREDERCI.

E SE FOSSE NECESSARIO CREDERCI, CI CREDEREI, E SUBITO DOPO MORIREI DI VERGOGNA.

Da “Pompe Funebri” di Jean Genet

J.F.

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1 Commento

Pubblicato da su 19 gennaio 2011 in Letteratura, Recensioni

 

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Una risposta a “Se io dico Jean Genet …

  1. librini

    1 gennaio 2014 at 16:50

    Ho appena iniziato la biografia di Genet scritta da Edmund White: devo andare avanti, ma dalle prime pagine sembra che questo odio di Genet per la Francia fosse quasi una posa, giustificata a posteriori con una fanciullezza triste di orfano a carico dello stato. Grazie per questo post!

     

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